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30 dicembre 2014

Giardini e fioriere pronti all’adozione Due gruppi candidati

Già due gruppi di pavarolesi si sono fatti avanti per aderire al progetto “Adotta un angolo del tuo  paese”, che il Comune ha lanciato per migliorare la cura del verde urbano. «Si sono candidati per i giardini di piazza San Defendente e per l’aiuola all’imbocco di via Maestra - spiega il sindaco Claudio Bertinetti -Chi è interessato lo segnali in municipio: dovrà compilare una richiesta, cui allegare un progetto (poche righe bastano) su ciò che vuol fare sull’area di cui chiede l’affidamento».
Sono “adottabili” aiuole, giardini, parchi, aree pubbliche inutilizzate, singole fioriere. Gli spazi
individuati sono dieci: piazza San Defendente, parco giochi San Defendente, aiuole dell’elementare
“Casorati”, parco giochi di Villa Enrichetta, le fioriere in via Maestra, via del Rubino, via Barbacana, piazza del Campanile, il piazzale del cimitero e le aiuole di via del Mondo. Il Comune ha adottato un regolamento: prevede la possibilità di affidare gratuitamente le aree verdi a cittadini (singoli o in gruppo), associazioni (anche una classe scolastica), operatori commerciali o imprese sponsor. L’affidamento durerà al massimo tre anni, ma sarà rinnovabile: «Ci sono sistemazioni che dovranno
essere realizzate in più stagioni: per questo pensiamo ad affidamenti di medio periodo». L’amministrazione potrà collocare sulle aree verdi assegnate un cartello o una targa con la dicitura “Il Comune di Pavarolo ringrazia per l’adozione di quest’area”. «La prossima primavera metteremo a disposizione bulbi, sementi e piccoli arbusti, per avviare la sistemazione delle aree - anticipa il sindaco - Potremmo inoltre indire una “festa delle aiuole”, per premiare quelle meglio gestite, oppure proporre dei temi annuali (per esempio sul colore delle fioriture».

1 dicembre 2014

Tre cammini per scoprire i luoghi di Don Bosco



I sentieri del Cammino di Don Bosco hanno una lunghezza complessiva di circa 140 km. Il punto di partenza è il Santuario di Maria Ausiliatrice, la “Casa Madre” dei Salesiani al Valdocco, dove è sepolto San Giovanni Bosco. Il punto di arrivo è il Colle Don Bosco. Il tratto torinese attraversa il centro storico fino alla Gran Madre. Dalle rive del Po si possono seguire tre vie. Il “Cammino Alto” o della Superga-Crea, lungo 55 Km, costeggia il fiume fino alla Riseva Naturale del Meisino, sale a Pian Gambino e alla Basilica di Superga, passa per il Bric Croce e tocca Bardassano, Sciolze, Cinzano (Casa Comollo), Cascina Moglia a Moncucco Torinese, Lovencito di Moriondo Torinese, Serra di Buttigliera d’Asti, concludendosi al Colle Don Bosco. Il Cammino Medio o del Lago di Arignano è lungo 42 Km e ricalca l’itinerario precedente fino al Bric Croce; poi devia verso Baldissero Torinese, Pavarolo, Montaldo Torinese, Marentino, Arignano, Barbaso di Moncucco Torinese e Cascina Moglia, dove si ricongiunge con il Cammino Alto. Il Cammino Basso o di San Domenico Savio è lungo 46 Km e costeggia il tratto torinese del Po fino al Ponte Isabella, sale al Colle della Maddalena, transita per l’Eremo dei Camaldolesi e tocca Pino Torinese, Pecetto, Chieri (con il Duomo e il Centro Visite dedicato a Don Bosco), San Giovanni di Riva presso Chieri (dove si trova la casa natale di San Domenico Savio), Croce Grande di Buttigliera d’Asti, la Cascina Mainito e il Colle Don Bosco. Bosco attraversò queste terre a piedi innumerevoli volte: da giovane per andare a studiare a Chieri, da adulto per incontrare i tanti ragazzi sbandati, emarginati e apparentemente senza futuro che aiutò a trovare la loro strada nella società, nel mondo del lavoro e anche nella vocazione sacerdotale. Don Bosco è l’ideale accompagnatore del turista che vuole andare alla scoperta di chiese, cappelle, piccoli borghi, castelli arroccati sui colli, ville immerse in parchi rigogliosi, cascine disseminate tra campi regolari e ordinate vigne.

Il Cammino è nato nell’ambito del più ampio progetto delle “Strade di Colori e Sapori”, una serie di itinerari scaturiti da un progetto che ha coinvolto la Provincia di Torino e 20 Comuni della Collina Torinese e della pianura del Carmagnolese. Le Strade attraversano e legano tra loro i mille angoli suggestivi di un territorio ricco di attrattive ambientali, agricole, enogastronomiche, storiche, culturali e architettoniche: dai campi dove si coltiva il Peperone di Carmagnola alle peschiere dove si alleva la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino, dalle vigne che danno il Freisa di Chieri alle colline in cui si raccolgono le ciliegie di Pecetto. E’ la terra che, per l’appunto, diede i Natali a Don Bosco e a San Domenico Savio, ma è anche la terra dell’industria tessile (Chieri) e dei castelli (Pralormo e Santena) in cui si è scritta la storia, del Piemonte prima e dell’Italia poi. E’ un territorio ha saputo “fare squadra”, consolidando in una decina d’anni una rete  promozionale, che vede lavorare fianco a fianco i Comuni, i Parchi del Po e della Collina Torinese, l’Università di Torino, gli operatori turistici, i ristoratori, le aziende agricole (molte delle quali hanno avviato con successo l’attività agrituristica), le associazioni di categoria e quelle culturali. Tutti uniti per promuovere i beni ambientali, storici, architettonici, le risorse economiche e la cultura materiale.




Zuffa con "baci di Riina" nel divorzio dell'Unione

14 novembre 2014

L'Unione si sfascia a colpi di insulti


«Fascisti!».

16 giugno 2014

Giornata Verde - Pavarolo più pulita



Un gruppo di volontari organizza una giornata dedicata alla pulizia di Pavarolo, per diventare protagonisti della bellezza del Paese e combattere il degrado
Ore 8:00 piazzale Olmetto

I volontari organizzati in squadre scenderanno nelle vie, nelle piazze e nelle strade di Pavarolo, muniti di attrezzi propri quali :
  • guanti e rastrelli,
  • scope e palette,
  • utensili e attrezzi per il giardinaggio
  • etc etc
L’attivita’ sara’ coadiuvata da professionisti del settore e coltivatori dotati di adeguata attrezzatura.
Quanto raccolto verra’ accuratamente suddiviso per categoria: carta / plastica /organico e sfalci / etc

I volontari suggeriscono l’utilizzo dei giubbini catarifrangenti.

I volontari invitano  i pavarolesi a pulire le proprie aree confinanti con le aree pubbliche.  
Al  termine è previsto  piccolo aperitivo !!!

14 giugno 2014

Lotta alle zanzare

Regione Piemonte ha una pagina web molto completa riguardante la lotta alle zanzare, e alla zanzara tigre in particolare.
Tutte le risposte alle domande più frequenti sull'argomento sono disponibili qui: http://zanzare.ipla.org/index.php/faq

21 marzo 2014

Minoranze fuori da "Lago e Collina" - "Non ci rappresenta"

 «Questo Consiglio non ci rappresenta: dunque restiamo fuori».  Le minoranze consiliari di Arignano, Montaldo, Marentino, Mombello e Pavarolo si schierano contro l’Unione “Lago e Collina”. Per formare il Consiglio dell’Unione non nominano uno dei loro, da affiancare ai due consiglieri indicati dalle maggioranze e ai cinque sindaci. Ma la sedia non resterà vuota: a norma di Statuto, il seggio vacante passa a un consigliere di maggioranza.

12 luglio 2013

Pavarolo scarica la Provincia «Facciamo le rotonde da soli»

Esasperati: sette anni di promesse in frantumi

PAVAROLO «La Provincia non ha i soldi per
costruire le nostre rotonde, che pure in passato ha inserito tra le opere prioritarie: né quella all’incrocio con la strada della Rezza, né l’altra all’ingresso del paese  - attacca il sindaco Sergio Bossi - Perciò il Comune chiede libertà di movimento: se il patto di stabilità ce lo consentirà, quelle rotonde le costruiremo noi». La rotonda a fondovalle renderebbe
meno pericolosi gli innesti sulla provinciale della Rezza, e servirebbe anche a Montaldo: «La soluzione sarebbe quella di costruire due “corsie di accumulo” a lato della provinciale, per far confluire sulla rotonda tutti gli accessi laterali, che sul nostro territorio sono ben undici».
In via teorica, la rotonda sulla Rezza potrebbe nascere come urbanizzazione se dovesse decollare un piccolo polo commerciale sulla proprietà Sogno, all’altezza della strada che sale al paese: «Temo
però che il progetto, previsto dal piano regolatore, per ora resti sulla carta - afferma Bossi - L’edilizia
è in crisi, non credo che in questo periodo apriranno dei cantieri ».
La seconda rotonda è quella soprannominata “porta di Pavarolo”: se ne parla da almeno sette anni e il Comune ha già acquisito i terreni per realizzarla. A un certo punto, nel dicembre 2006, era arrivata la notizia che la Provincia aveva stanziato 85.000 euro: «Persino più del necessario, dato che secondo le nostre stime l’opera potrebbe costare sui 55.000 euro - commenta Bossi - Quei soldi, però, non li abbiamo mai visti.Per un po’ sono “scivolati” da un anno all’altro, di bilancio in bilancio. Ora, evidentemente, sono scomparsi .
La rotonda dovrebbe essere disassata rispetto all’attuale rettifilo che conduce al paese, e dovrebbe avere quattro raggi: via Baldissero nel tronco che sale dalla provinciale della Rezza e in quello che piega a sinistra verso il cimitero e prosegue in direzione di Superga, via Casorati, più un tronco di nuova costruzione che punterebbe verso il cimitero. La costruzione della rotonda consentirebbe anche di attenuare i problemi di via Casorati, che sale al centro del paese e spesso è percorsa ad elevata velocità. «Nel luglio scorso ho effettuato un sopralluogo alla presenza di tecnici provinciali - ricorda Bossi - In quella sede s’è parlato in particolare di via Casorati e dei suoi problemi». Con quale esito? «Dalla Provincia ci hanno in seguito fatto sapere che di dossi non si parla, anche se saremmo stati disponibili a realizzarli a nostre spese: il Codice della strada non li prevede su strade provinciali».
A questo punto, almeno per via Casorati, la palla torna a voi: che cosa farete? «Abbiamo accantonato  una somma da destinare alla segnaletica - risponde Bossi - In parte si tratterà di segnali che invitano a moderare la velocità, e in parte saranno specchi per agevolare la svolta a sinistra per chi arriva da strade laterali. Contiamo di piazzarli in primavera, previa autorizzazione della Provincia».
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 4 gennaio 2013

11 luglio 2013

Pavarolo alza un muro di firme contro la schiera di villette

Il sindaco: "A settembre il riesame del progetto"
Levata di scudi contro la "variante di Villa Enrichetta": più di un pavarolese su dieci crede che l'intervento edilizio comprometta un'area oggi incontaminata, senza che il Comune ne abbia vantaggi.
Sono circa 130 le firme a corredo delle due osservazioni alla variante presentate dall'architetto ed ex assessore ai lavori pubblici e vicesindaco (1990-2004) Claudio Bertinetti, in quanto "fruitore e cultore delle bellezze architettoniche, culturali e paesaggistiche del Comune". Anche se Bertinetti è il firmatario, le due osservazioni nascono dalla minoranza guidata da Valeria Roccati e dalla consigliera indipendente Eleonora Benvenuto.
La variante prevede la costruzione di venti villette a schiera a valle di Villa Enrichetta, storico edificio in ristrutturazione. E il sindaco non pare intenzionato a fermare l'operazione: "A settembre porteremo in Consiglio le controdeduzioni - guarda avanti Sergio Bossi - Poi ci sarà una nuova "conferenza dei servizi" con Provincia e Regione, per arrivare a un progetto esecutivo che recepisca osservazioni e controdeduzioni".
Le osservazioni proposte da Bertinetti non si rifersicono a singole aree, ma l'intera architettura della variante, che il Consiglio ha approvato per il rotto della cuffia l'11 marzo: i voti favorevoli sono stati 6, mentre l'assessore Enrico Aliberti e il consigliere di maggioranza Giancarlo Bourlot si sono astenuti.
Secondo Bertinetti e i 130 firmatari, le carenze principali della variante sono quattro. "La prima è l'assenza di una relazione tecnica sulla viabilità, che metta a confronto il flusso attuale di veicoli e quello prevedibile dopo le nuove costruzioni - esordisce - Si considera l'esistenza di una strada a servizio dell'area residenziale, prevista in una prima versione con sbocco in direzione Olmetto, ora diventata strada a fondo cieco. Come reagiranno all'aumento di traffico le strade attuali, tanto più che quella di nuova costruzione si inesterebbe tra la Via Maestra e la circonvallazione, proprio di fronte all'elementare?"
La seconda critica è legata al fatto che la variante prevede servizi, ma poi non ne specifica la posizione: "E' il caso degli innesti delle nuove strade, dei percorsi pedonali e della pista ciclabile. La nuova materna, la piazza, il parcheggio, l'ampliamento della "passeggiata degli artisti", sono per ora ipotesi, cui si metterà mano in futuro. Sembra insomma un Pec più che una variante, dato che le parti descritte con chiarezza sono quelle legate agli interessi privati per le nuove costruzioni".
C'è poi un terza aspetto legato al consumo del suolo agricolo e alla comproissione del apessaggio, tema caro ad Alibertie Bourlot: "Non capiamo quali vantaggi questa variante possa portare alla comunità - interviene Eleonora Benvenuto - Si va a intaccare un'area oggi incontaminata, a ridosso del centro storico". L'ultima criticità riguarda l'aspetto finanziario: "Gli oneri di urbanizzazione, da noi stimati in 250.000 euro anche se il Comune parla di un milione, non compensano se non in minima parte i costi che sidovranno sostenere per costruire piazza e scuola, o per allestire il parco pubblico a valle delle nuove costruzioni".
Bertinetti e Benvenuto concludono con un timore: "Che la collina venga sbancata e il territorio compromesso in modo irreversibile per ospitare un cantiere dalla dura indefinita, visto il momento poco florido del mercato immobiliare".
Oltre alle due osservazioni "dei 130", ne sono giunte altre quattro: due da privati sulla classificazione geologica; altrettante da Provincia e Asl: "Anticipano questioni che disuteremo con i funzionari dei due enti e verranno messe a punto al momneto di redigere il progetto esecutivo" dichiara il sindaco.

Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 5 luglio 2013

8 luglio 2013

Fiera acerba senza la purin-a

Raccolto tardivo, si punta sulla valorizzazione

PAVAROLO CHIAMA GLI AGRICOLTORI PER GESTIRE IL FRUTTETO

«Vuole assaggiare la brigna purin-a? Ci sono quelle dell’anno scorso, ho fatto la marmellata », invita Paola Cafasso. La “Fiera della brigna purin-a  delle marmellate” organizzata domenica dalla pro loco torna a San Defendente dopo un anno di pausa, ma di prugne non ce n’è nemmeno una. E di marmellate ci sono solo quelle della montaldese Paola Cafasso che, dopo una vita nell’officina di famiglia, ha scoperto delle conserve sotto vetro la sua nuova vocazione. «Purtroppo la stagione non ci favorisce - commenta il sindaco Sergio Bossi - Per colpa del freddo e del maltempo la produzione è in ritardo di almeno due settimane: i frutti ci sono, ma ancora acerbi». La festa è perciò una occasione
per fare il punto sul “progetto purin- a”, che il Comune ha avviato nel 2011 in collaborazione con  Facolt (Frutticoltori associati della collina torinese). «Ha l’obiettivo di selezionare e valorizzare la susina che da molto tempo si coltiva a Pavarolo - interviene il consigliere comunale Giancarlo Bourlot, che sovrintende all’iniziativa - E’ un frutto per il quale finora non si è fatta una seria selezione genetica, se non quella “a occhio:”per ottenere nuovi esemplari sono stati utilizzati i semi ricavati dalle piante più vigorose e produttive». Il progetto è imperniato su un campo sperimentale a Tetti Aprà: «Impiantato per oltre due terzi nel corso del 2011, comprende adesso 117 piante - enumera Bourlot - Abbiamo vari tipi di “ramassin” (susini a frutto piccolo), tra i quali largo spazio è stato dato a due degli ecotipi più diffusi della nostra purin- a, e alcune varietà commerciali di susini europei». Non si sono invece prese in considerazione varietà di susino di origine asiatica, del tutto differenti. Con quali altri ramassin è stata posta a confronto la purin-a e quale incidenza hanno le piante di purin-a sul totale? «I vari tipi di ramassin sono stati scelti con diverse colorazioni e differenti tempi di maturazione - risponde Bourlot - Di ogni tipo sono presenti da tre a sei piante, tranne che per i due tipi «Vuole assaggiare la brigna purin-a? Ci sono quelle dell’anno scorso, ho fatto la marmellata », invita Paola Cafasso. La “Fiera della brigna purin-a e delle marmellate” organizzata domenica dalla pro loco torna a San Defendente dopo un anno di pausa, ma di prugne non ce n’è nemmeno una. E di marmellate ci sono solo quelle della montaldese Paola Cafasso che, dopo una vita nell’officina di famiglia, ha scoperto nelle conserve sotto vetro la sua nuova vocazione.
«Purtroppo la stagione non ci favorisce - commenta il sindaco Sergio Bossi - Per colpa del freddo e del maltempo la produzione è in ritardo di almeno due settimane: i frutti ci sono, ma ancora acerbi».
La festa è perciò una occasione per fare il punto sul “progetto purin- a”, che il Comune ha avviato nel 2011 in collaborazione con Facolt (Frutticoltori associati della collina torinese). «Ha l’obiettivo di
selezionare e valorizzare la susina che da molto tempo si coltiva a Pavarolo - interviene il consigliere
comunale Giancarlo Bourlot, che sovrintende all’iniziativa - E’ un frutto per il quale finora non si è  fatta una seria selezione genetica, se non quella “a occhio:”per ottenere nuovi esemplari sono stati utilizzati i semi ricavati dalle piante più vigorose e produttive». Il progetto è imperniato su un
campo sperimentale a Tetti Aprà: «Impiantato per oltre due terzi nel corso del 2011, comprende adesso 117 piante - enumera Bourlot - Abbiamo vari tipi di “ramassin” (susini a frutto piccolo), tra i quali largo spazio è stato dato a due degli ecotipi più diffusi della nostra purin- a, e alcune varietà commerciali di susini europei». Non si sono invece prese in considerazione varietà di susino di origine asiatica, del tutto differenti. Con quali altri ramassin è stata posta a confronto la purin-a equale incidenza hanno le piante di purin-a sul totale? «I vari tipi di ramassin sono stati scelti con diverse colorazioni e differenti tempi di maturazione - risponde Bourlot - Di ogni tipo sono presenti da tre a sei piante, tranne che per i due tipi di purin-a, ognuno composto da 13 piante». Sono presenti, oltre alla purin-a, un ramassin precoce, un “ramassin di Pagno”, un ramassin tardivo, il “ramassin Ghiglia”, un “ramassin giallo”, un “ramassin rotondo di Pavarolo”, un “ramassin d’agosto” (a maturazione tardiva), il “ramassin dla reis” e un tipo “Mirabelle di Nancy”. Nell’impianto del frutteto sperimentale gli agricoltori pavarolesi hanno avuto un ruolo importante: «Ci hanno aiutato a recuperare vecchie varietà di ramassin e alcune susine locali che si credevano perdute- sottolinea Bourlot - Per esempio della susina “euv ëd pita” (uovo di tacchina), oppure la “prugna settembrina”».
Il Comune vuole un ulteriore coinvolgimento degli agricoltori locali: «Cerchiamo chi voglia assumere la gestione del campo sperimentale: effettuare i pochi trattamenti necessari, concimare, falciare l’erba. In cambio l’agricoltore potrà vendere la produzione». Elio Miranti, presidente di Facolt, sottolinea come il lavoro del campo sperimentale possa sostenere un’agricoltura che si deve
sempre più differenziare: «E’ quello che notiamo a Pecetto: di soli ciliegi non si può vivere, ma  possono essere una componente importante nell’economia locale. Tant’è che ci sono dei giovani che si fermano nelle aziende di famiglia e investono ». La fiera della purin-a è anche occasione per premiare gli agricoltori pavarolesi: il Comune dona una “cavagna” di plastica a Roberto e Luciano Aprà, Bruno e Valerio Bragardo, Luciano Defilippi, Rosella Demo, Mario Ghiotti, Loredana Marchioro, Mariagrazia e Giancarlo Masera, Secondo Prina, Maria Stella Tomaino, Anna Maria,Attilio, Flavio e Mario Varetto, Anna e Bruna Viora, Antonella Zanellato. Alessandro Chieregato, presidente della pro loco, fa il bilancio della fiera: «Un buon numero di bancarelle, ma poco pubblico. Abbiamo scontato l’interruzione dell’anno scorso. Vogliamo far rinascere il piacere di far festa a Pavarolo: la prossima occasione sarà a fine agosto, con la patronale».

Enrico Bassignana

9 gennaio 2013

Adesso l’Unione può nascere Si inizia da vigili e welfare

Tra Arignano, Marentino, Montaldo e Pavarolo

Protezione civile, catasto e socioassistenziale: con tre convenzioni su altrettante “funzioni fondamentali”  prende corpo quella che diventerà l’Unione tra i Comuni di Arignano, Marentino, Montaldo e Pavarolo. E’ la risposta all’obbligo di attivare gestioni associate, in base alle indicazioni nazionali sul contenimento della spesa pubblica. La decisione è scaturita nei Consigli comunali di lunedì e martedì: ultimi a votare ieri, giovedì,
sono stati i consiglieri marentinesi. Che il socioassistenziale fosse la convenzione da attivare per prima era dato scontato: i quattro Comuni continueranno a far parte del già esistente Consorzio socioassistenziale del Chierese. «Al socioassistenziale aggiungiamo due funzioni relativamente semplici da consorziare, anche perché non comportano spostamenti di personale», segnala da Pavarolo Sergio Bossi. Arignano farà da capofila nel consorzio per il catasto, mentre Montaldo sarà capofila per la protezione civile: «In paese abbiamo un nucleo composto da oltre 20 volontari, alcuni dei quali di Marentino - calcola il sindaco di Montaldo, Valerio Soldani - Ora estenderemo l’“arruolamento” anche ai paesi partner. Contiamo così di avere un gruppo ben organizzato, da utilizzare a supporto delle iniziative comunali e in eventuali emergenze. Nostro riferimento resterà il Centro operativo misto (Com) di Chieri». I quattro paesi dispongono inoltre di specifici piani di protezione civile, redatti dalla disciolta Unione collinare. Che cosa c’è nell’immediato
futuro? «La relazione che invieremo in Regione contiene la nostra intenzione di far nascere l’Unione - aggiunge da Arignano Enzo Ferrero - Se ce l’approveranno, nei mesi a venire ci organizzeremo per dare
una gestione comune alle restanti funzioni fondamentali». Fino all’ultimo le minoranze dei quattro Comuni (che hanno approvato le convenzioni)  hanno sostenuto che in prospettiva la fusione tra i paesi sia preferibile all’unione: «Guardiamo all’Unione senza dubbi - ribatte Cochis - Per il fatto che è un ente a sé stante pone tutti i Comuni sullo stesso piano, e offre vantaggi nella gestione delle finanze e del personale».
Enrico Bassignana

Corrirere di Chieri, 21 dicembre 2012

Un muro “armato” contro le frane Presto il cantiere in via Barbacana

VERSO IL MUNICIPIO DI PAVAROLO
Un muro per evitare che frani via Barbacana, la strada che porta al municipio. Lo ha progettato l’ingegnere Giuseppe Borsellino, e andrà in appalto entro fine anno per 35.000 euro. «La strada oggi è sorretta da un muro in mattoni di cent’anni e più - descrive il sindaco Sergio Bossi - Le infiltrazioni d’acqua l’hanno  indebolito, e la strada si è abbassata di una ventina di centimetri». «Il progetto prevede uno scavo, per costruire un muro di cemento armato in aderenza a quello vecchio. Poi la strada sarà riportata in piano e asfaltata per il tratto più danneggiato. E verranno canalizzate le acque, per evitare altre infiltrazioni». L’intervento avrà valore tecnico e culturale: tiene in ordine la strada che segna l’antico “barbacane” (muro di cinta) del sovrastante castello. I lavori inizieranno in primavera? «Non necessariamente - risponde Bossi - Ci sono additivi per cementi e asfalti che consentono buoni risultati anche con le basse  temperature, purché non piova o nevichi.L’idea è di far partire presto i lavori anche per dare lavoro alle aziende».

«Tagliando i costi delle Giunte si risparmierebbe davvero»

FUSIONE: LE RAGIONI DEI PROPONENTI

«Vi siete chiesti perché sarà un’Unione a quattro, e non a cinque o più Comuni? - domanda malizioso il montaldese Sergio Gaiotti -Perché, con una Unione che prevede un presidente e tre assessori, gli attuali quattro sindaci saranno tutti sistemati». C’è del veleno tra gli argomenti che le minoranze hanno portato
nei dibattiti paralleli, svolti in questi giorni nei municipi di Arignano, Marentino, Montaldo e Pavarolo.

Non si innesca la fusione comunale


Servizi delegati, ma sindaci distinti

Dopo Arignano, il “no” di Marentino, Montaldo e Pavarolo


Arignano, Marentino, Montaldo e Pavarolo non si fonderanno in un solo Comune. E’ stata bocciata da tutti i Consigli comunali la mozione proposta dalle minoranze dei quattro paesi. Dopo il “no” di Arignano, è stata silurata in sedute-fotocopia. Unica crepa sul fronte delle maggioranze è stato l’intervento del consigliere pavarolese Giancarlo Bourlot (che pure ha votato contro ): «Apprezzo la proposta di fusione, ma in prospettiva futura: penso sia insostenibile la gestione di Comuni troppo piccoli, con continue difficoltà amministrative e ostacoli alle economie di scala». Invece di fondersi, i quattro Comuni daranno vita prima a una “convenzione” e poi a un nuovo ente, l’Unione.