Servizi delegati, ma sindaci distinti
Dopo Arignano, il “no” di Marentino, Montaldo e Pavarolo
La convenzione verrà votata entro dicembre dai
quattro Consigli comunali e metterà insieme tre tipi di “funzioni”. Poi, entro il 2013 nascerà l’Unione, che dovrà gestire tutte le dieci “funzioni”. Il dibattito su fusione o Unione deriva dalla riforma degli enti locali varata dal Consiglio regionale: concretizza le indicazioni nazionali sul contenimento della spesa pubblica. Stabilisce che i Comuni sotto i 5.000 abitanti in pianura e sotto i 3.000 abitanti in collina debbano gestire in forma associata tutti le loro attività. «Con buona probabilità partiremo condividendo i servizi sociali, la protezione civile e il catasto: saranno la base della futura Unione - anticipa il sindaco di Montaldo, Valerio Soldani - L’anno prossimo, invieremo una lettera d’intenti alla Regione, per segnalare la nostra intenzione di costituire
l’Unione tra i nostri quattro Comuni ». Di fusione si parla invece da meno di un mese: è la soluzione che, secondo le minoranze abbatterebbe i costi, porterebbe i vantaggi economici che la legge prevede per chi si fonde e non allenterebbe il legame tra amministrazione e cittadini. Una tesi che sul campo dei quattro Comuni coinvolti è stata battuta con un irrevocabile 4-0. Perché? «Perché l’Unione è la risposta più efficace per gestire in forma associata i nostri Comuni - rispondono i quattro sindaci - Consentirà di avere un ente al disopra delle parti (da cui non deriveranno costi aggiuntivi) che farà da coordinamento sulle funzioni che via via si gestiranno insieme - teorizza Gian Luigi Cochis da Marentino - Puntiamo a una maggiore efficienza, anche se ho dubbi che ci saranno risparmi, almeno nel breve periodo». I sostenitori della fusione tra
Comuni obiettano però che la nascita dell’Unione, che è un nuovo ente pubblico, farà lievitare comunque i costi: «E vengono a cercarli qui da noi i costi della politica, dove un consigliere comunale prende 15 euro lordi a seduta? - sbotta Valerio Soldani da Montaldo- Interroghiamoci su quanto si spende per i Consigli regionali e provinciali, e per il Parlamento». I sindaci sono concordi nel respingere l’idea di fusione tra i loro
Comuni proposta dalla minoranza: «E’ meglio se ognuno mantiene la propria indipendenza. Ogni sindaco, inoltre, entrerà a far parte della Giunta dell’Unione, che avrà un presidente e tre assessori». Perché non pensare a una Unione allargata, sulla falsariga di quella che era la disciolta Unione collinare, coinvolgendo paesi con voi confinanti come Andezeno, Sciolze o Baldissero? «Perché ci troviamo tra Comuni che hanno
voi, senza coinvolgere i rispettivi Consigli comunali né tanto meno la popolazione: «Da mesi i miei colleghi e io ci incontriamo una volta la settimana per riunioni informali, a proposito delle quali poi ciascuno informa le rispettive Giunte e consiglieri. Ci sono stati anche incontri in Regione e la partecipazione a convegni - risponde Enzo Ferrero da Arignano- La materia è estremamente complessa: trattarla ogni volta in forma assembleare non sarebbe stato pratico». E adesso che vi siete chiariti le idee? «Entro dicembre ognuno di
noi convocherà il proprio Consiglio per un aggiornamento e per proporre le prime tre funzioni da consorziare tra noi quattro paesi». L’iultima parola spetterà però alla Regione: «Ma la scorsa settimana abbiamo avuto un incontro in Regione per fare il punto sul nostro cammino che dura ormai da mesi - interviene Cochis - e hanno confermato che ci stiamo muovendo nella giusta direzione».
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 7 dicembre 2012