DA PECETTO A PAVAROLO - La7 e Mediaset devono spostare i ripetitori
Il problema della Rai è il canale numero 22: un’interferenza con Telelibertà. Il problema di La7 e Mediaset, invece, sta nei ripetitori: a Monte Penice non funzionano, bisogna spostarli. Dove? Il luogo è stato individuato: un traliccio della telefonia mobile che si trova lì nei paraggi. I tecnici hanno finalmente messo a fuoco i motivi dell’oscuramento della maggiori emittenti in vaste aree della collina. Ma da qui a rimediare, chissà quanto tempo passerà ancora. Per rivedere la Rai, infatti, bisogna aspettare che il Ministero delle Telecomunicazioni si decida a risolvere le interferenze del canale 22. E per i due network privati è necessario che tutte le parti coinvolte (Arpa, Comuni ed emittenti) firmino un contratto. Ma la firma tarda ad arrivare. L"avaria si protrae dal 27 novembre 2010, data in cui è avvenuto lo “switch off ” del segnale analogico in Lombardia. Questo ha provocato interferenze e sovrapposizioni tra i segnali delle due regioni e da allora le direzioni centrali, invece dei segnali tivù, hanno lanciato promesse rimaste per aria. Ancora oggi, il fenomeno si presenta a macchia di leopardo in metà del territorio piemontese, comprese molte zone della collina di Torino: da Baldissero a Superga, a Pecetto, Pavarolo, Pino Torinese, Colle della Maddalena, Airali di Chieri e Bardassano. «Oltre al danno, abbiamo anche la beffa – si arrabbia il primo cittadino pecettese, Adriano Pizzo – Il nostro territorio è vittima dell’inquinamento elettromagnetico, per la selva di tralicci presenti e le elevate radiazioni, e in più i cittadini non riescono a vedere i programmi televisivi, in particolare la Rai. Il segnale arriva soltanto nella parte bassa del paese: più ci si avvicina all’Eremo, peggio è». Il riconfermato sindaco di Pino Torinese, Andrea Biglia, spiega che l’origine del problema sta nelle interferenze con il ripetitore a Monte Penice: «Ma questa risposta ci è stata fornita dai tecnici Mediaset e La7 quasi tre mesi fa: ora siamo ancora in attesa di un accordo burocratico con le emittenti televisive, per poter procedere ai lavori necessari». Interventi per i quali il Comune di Pino e l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, hanno espresso parere favorevole già da tempo: «In seguito a prove tecniche sul campo, è stato individuato un sito idoneo da cui il segnale
potrà essere riversato sul versante della collina dove manca un’adeguata ricezione – spiega Biglia – Si tratta di un palo di telefonia mobile già esistente: una volta che il contratto sarà firmato da tutte le parti interessate, l’intervento di adeguamento richiederà tempi brevissimi. Mi auguro che la situazione possa risolversi nel giro di un mese ». E per quanto riguarda la Rai? «Circa un mese fa, la direzione tecnica di Roma ha garantito che presto la situazione si sarebbe risolta, ma ad oggi nulla è stato fatto – ripercorre Maura Fassio, esponente
del comitato di redazione Rai del Piemonte – Raiway sta tentando di “rattoppare” i danni con interventi provvisori, abbassando o modificando alcune frequenze. Ma per risolvere definitivamente il problema, è necessario attendere la decisione del Ministero sui provvedimenti da adottare riguardo al Canale 22, che in alcune zone del Piemonte subisce le interferenze tra Rai e Telelibertà, un’emittente privata emiliana». Non mancano le pressioni politiche. Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di vigilanza Rai, punta il dito contro il Ministero delle Telecomunicazioni e sollecita un immediato intervento da parte della direzione tecnica Rai.
«Sul malfunzionamento del digitale in Piemonte, il silenzio del Governo è assordante. Malgrado le ripetute interrogazioni parlamentari e una risoluzione approvata all’unanimità dalla Camera, continuano a mancare provvedimenti concreti: ciò sta causando disagi ai cittadini, e mettendo in ginocchio la stessa credibilità dell’azienda radiotelevisiva – scrive Merlo in una lettera indirizzata al nuovo direttore generale della Rai, Lorenza Lei – Di fronte alla sostanziale insensibilità del Ministero delle Comunicazioni, ritengo sia decisivo l’intervento diretto della Rai». All’interno del centro di produzione regionale Rai l’indignazione è forte: «Il sindacato dei giornalisti è in pieno stato di agitazione – sottolinea il cambianese Bruno Ratti, capo operatore Rai – Oltre alle lamentele di tutti i cittadini che hanno regolarmente pagato il canone, abbiamo iniziato ad avere problemi anche a livello di pubblicità: è diffuso il malcontento tra le aziende, che non hanno la visibilità che si aspettano.
Il digitale avrebbe dovuto fornire più canali e raggiungere più facilmente tutti i luoghi, mentre invece è avvenuto l’inverso. Ora tutti speriamo che dalla direzione tecnica e dal Ministero si decidano a sbloccare la situazione. E in fretta».
Claudia Malatesta
Corriere di Chieri, 27 maggio 2011