29 aprile 2011

Colori e sapori cercano di ritrovare la strada

Si riparte con film, guida e itinerari

Proiezioni cinematografiche nelle cascine, un itinerario pedonale sui luoghi di don Bosco, un anello ciclabile in pianura, e una pubblicazione tirata in 20 mila copie che propone produttori di prodotti tipici, ristoranti, luoghi dove pernottare. Sono queste le armi con le quali nel 2011 il progetto “Strade di colori e sapori” cercherà di valorizzare la dimensione turistica del Chierese.
Nelle prossime settimane i partecipanti al progetto “Strade di colori e sapori” rinnoveranno il protocollo che li impegnerà per i prossimi tre anni (fino al 2013): sono i Comuni di Cambiano, Carmagnola, Chieri, Cinzano, Poirino, Pralormo, Riva, Santena, l’Unione della Collina Torinese (cui fanno capo Andezeno, Arignano, Baldissero, Marentino, Montaldo, Moriondo, Pavarolo, Pecetto, Pino Torinese e Sciolze) e il Parco Naturale della Collina Torinese.«Sarà l’atto ufficiale che sancisce una volontà - spiega Elena Di Bella, direttore del servizio di Sviluppo rurale per l’assessorato provinciale all’Agricoltura - Proseguire cioè un cammino avviato tre anni fa con la firma del primo protocollo, ma già preceduto da un tavolo di collaborazione tra enti e Comuni». La percezione, però, è che in questi tre anni “strade di colori” non abbia portato grandi risultati, nella promozione turistica del Chierese. «Quello che ci attende è un percorso lungo - risponde Di Bella - Parte da una constatazione: il Chierese ha valenze che non sono solo turistiche. E’ un’area residenziale, produttiva, agricola.
Proprio questa varietà, da un certo punto di vista, può diventare un handicap». In che senso?«Prendiamo a paragone le Langhe: se si eccettuano alcune zone di fondovalle, a caratterizzarle è il vigneto. Si percepisce subito una omogeneità, che al Chierese manca al primo impatto». Non sarà allora che il Chierese non ha vocazione turistica? Non converrebbe mettersi il cuore in pace? «No, perché le risorse ci sono, e tutto sta nell’organizzarle e collegarle tra loro. Che è ciò che s’è tentato in questo primo triennio». Davvero? «Un fatto lo prova. Moncalieri ha chiesto di essere accolta nel progetto, perché evidentemente ritiene che qualche valore ce l’abbia. Ma i Comuni che già ne fanno parte sono di parere negativo: evidentemente percepiscono come “estranea” la presenza moncalierese perché, di conseguenza, avvertono tra loro un denominatore comune». Tuttavia “Strade di colori” è al momento un qualcosa noto agli addetti ai lavori, o poco più. Una entità incomprensibile, concretizzata da cartelli che arrivano da nessuna parte e conducono verso nessun posto: «Possiamo anche discutere sulla bontà della scelta di partenza, di collocare segnaletica “non direzionale”. Ma
a quella, che ormai c’è e che terremo, già ora se ne aggiungono altre: per esempio i tabelloni turistici nei Comuni, quelli ai principali ingressi stradali. In futuro arriverà la segnaletica dei percorsi,e anche quella della Strada Reale dei Vini, cui siamo associati. Inoltre ogni produttore ha facoltà di aggiungere il nostro logo al suo marchio». Quello dei produttori è un altro tasto dolente. Accogliendoli, è come se voi concedeste un marchio di qualità: ma chi lo garantisce? «Quello dei controlli non è un problema solo nostro, ma di tutti i marchi di qualità: si pensi ad esempio al “Paniere dei prodotti tipici della provincia di Torino”, tanto per restare in zona - premette Elena di Bella - Si tenga conto che il bilancio annuale di “Strade di colori” è di 36.000 euro: con i quali non è che si riesca a fare molto. Ma tornando gli operatori che si associano al progetto, e sono già più di un centinaio, contiamo su un altro fattore ». Quale? «Che siano loro i primi a crederci, e a rispettare gli impegni che si assumono sottoscrivendo la “Carta degli impegni e della qualità dei servizi”. Oggi la
qualità non è opzionale, e il consumatore è attento: per ingannarlo non è sufficiente un cartello col nostro logo». I consumatori: chi già abita in zona più o meno già conosce le eccellenze locali. E la gente da fuori, come li potrete raggiungere? «Agendo sui fronti in cantiere per quest’anno». Riassumiamoli: «Il sito internet (www.collineditorino. it), la “Guida agli operatori” che distribuiremo anche a Torino, il ciclo “Cinema in cascina” che inizierà il 21 maggio all’ecomuseo dell’argilla a Cambiano, i due itinerari, la promozione delle fiere e delle sagre che si svolgono nelle varie località». Illustriamoli: «Verranno entrambi presentati a settembre, con la relativa cartografia. Il primo è l’itinerario pedonale di Don Bosco tra Valdocco e i Becchi, che tocca i principali centri d’interesse salesiano appoggiandosi alla rete dei “Sentieri della collina”». E poi? «Un grande anello cicloturistico di circa 213 chilometri, che tocca i centri della pianura più qualcuno della collina. Verrà indicato da una segnaletica “leggera”, cioè poco ingombrante e che s’appoggia a supporti già esistenti (segnali stradali, lampioni, ecc.). Sarà cioè una segnaletica molto discreta, paragonabile a quella che si incontra sul “Cammino di Compostela”».

Enrico Bassignana

Corriere di Chieri, 29 aprile 2011