25 marzo 2011

La disputa sul capolavoro di Casorati dovrà aspettare che arrivi il nuovo giudice

Rubato, ritrovato e il figlio adesso lo rivuole. Vale 800 mila euro

Slitta di dieci mesi ed è fissata per il 21 dicembre l’udienza in cui si parlerà del “Ritratto della sorella Elvira”: il quadro dipinto nel 1925 da Felice Casorati, rubato la notte tra  il 22 e il 23 gennaio 1963 dalla “casetta bianca” che l’artista
possedeva in via Maestra, a Pavarolo. Lucia Mancinelli, il magistrato cui era stato affidato il caso, è infatti stata assegnata a un’altra sezione del Tribunale di Torino. Un altro giudice, ancora da nominare, “erediterà” la causa civile che, in teoria, si sarebbe dovuta dibattere a febbraio per andare a sentenza ad aprile. Si stima che l’opera valga 800.000 euro: in attesa della sentenza è depositata nei forzieri della Galleria d’arte moderna di Torino. A contenderla sono Francesco Casorati, figlio ed erede del pittore (assistito dagli avvocati Lorena Iannuzzi e Cristina Rey) e Annamaria Paravidino (patrocinata dagli avvocati Jenny Castelli e Felicetta Oddono), che sostiene di aver avuto il dipinto in piena buona fede, tanto da poterne vantare la legittima proprietà. Il caso è certamente intricato, anche perché nel frattempo sono morte alcune persone che avrebbero potuto fare chiarezza sulla vicenda (in particolare uno zio della Paravidino).L’avvocato Iannuzzi però non ha dubbi: «E’ sospetto già il solo fatto che per quarant’anni nessuno abbia fatto vedere o abbia esposto un’opera che è una tappa fondamentale nella pittura del Novecento. Se davvero i proprietari
fossero stati convinti del loro  diritto, esporre la “Sorella” non avrebbe fatto altro che aumentarne il valore». L’avvocato Castelli, invece, non vuole entrare nel merito della vicenda: «Perché finora s’è detto troppo, anche denigrando una famiglia per bene. Ora vogliamo che a parlare sia il giudice».
Enrico Bassignana

Corriere di Chieri, 25 marzo 2011