Dopo le piogge, famiglie sfollate e danni
Famiglie sfollate e strade chiuse: l’ondata di pioggia è passata e ha messo di nuovo a nudo la fragilità delle colline chieresi. Il sole è tornato da cinque giorni, eppure ci sono aree dove l’emergenza non è ancora finita. E bisogna cominciare a calcolare i danni. A Pino Torinese, giovedì pomeriggio l’allarme per una piccola frana in via Stura, sul versante verso Torino. Lo smottamento del terreno confinante con le ultime due villette della zona ha fatto crollare un pezzo del muretto di cinta. Sono intervenuti i Vigili del fuoco di Torino che per prudenza hanno evacuato i residenti del complesso di sette villette. Monitorata la zona, anche dall’alto con un elicottero, l’allarme è cessato: nessuna frana minaccia le abitazioni. Nel giro d’un paio d’ore, tutti sono potuti rientrare in casa. Molto più pesante la situazione su strada Eremo e via Palazzotto, tuttora interrotte. La frana su strada Eremo si trova a circa 250 metri dalla rotonda della Margaria. Il fronte è lungo una trentina di metri. Dal fianco della collina sono scivolati sulla carreggiata fango ed arbusti. La massa di detriti è stata in gran parte rimossa. «Anche se la strada è provinciale, siamo intervenuti subito noi per motivi di protezione civile – spiega il sindaco Andrea Biglia – Non l’abbiamo ancora riaperta perché il versante appare molto fragile e ci sono parecchie piante che minacciano di cadere. Se dovesse piovere di nuovo, il crollo potrebbe ripetersi. Per fortuna in quella zona non ci sono abitazioni». Ieri la strada è stata riaperta, ma ci sarà bisogni di ulteriori interventi di protezione: «Ma non possiamo farlo noi, perché quel terreno è privato». In strada Palazzotto, già stretta in condizioni normali, hanno ceduto una sessantina di metri della corsia verso valle. Lo smottamento è avvenuto circa a metà, in corrispondenza del numero 22. Una corsia è scesa di trenta-quaranta centimetri. La corsia superstite sarebbe sufficiente per il transito d’un veicolo ma non potrà essere utilizzata fino a che non sia stata verificata la tenuta. «Lì il lavoro è certamente più impegnativo. Dovremo trovare il denaro per farlo perché tocca a noi»
A Pavarolo, il sindaco Sergio Bossi ha ordinato in via precauzionale lo sgombero delle case ai numeri 7, 9 e 11 di via San Rocco, abitate in da otto persone, che si sono trasferite da parenti: «Gli edifici non hanno riportato lesioni, anche perché erano stati rinforzati dopo una frana avvenuta nel ’94 - spiega - Lo smottamento ha riguardato il giardino.Forse già oggi, però, potranno rientrare». Sempre a Pavarolo, è più seria la situazione della strada tra San Defendente e Castiglione: «E’ franata mezza corsia, e il movimento non si è ancora esaurito - segnala Bossi - Occorrerà un intervento con le terre armate, a sostegno della carreggiata da ricostruire, e dunque non sarà una cosa rapida». Tra la Trinità di Montaldo e Marentino è a rischio la strada di collegamento: «Per ora abbiamo imposto il divieto di transito ai mezzi pesanti, ma temo dovremo chiuderla del tutto - annota il sindaco marentinese Gian Luigi Cochis - Il tratto che occorrerà riparare è lungo circa 60 metri». Ancora in territorio marentinese, a Vernone, è partita un’altra fetta di collina a lato dell’ex asilo, che ha già scoperte parte delle fondamenta dopo la frana dell’aprile 2009: se non altro non sono coinvolte strade o case occupate. E’ invece abitata la cascina Sant’Andrea, a Lovencito, che al momento è isolata: vi si accede solo a piedi. «Ho sollecitato la prefettura affinché la riapra - afferma il sindaco di Moriondo Giuseppe Grande - Lì, infatti, abitano anche persone anziane, oltre ad esserci il bestiame di una stalla». E ancora Montaldo: all’imbocco di strada Traversagna una frana ha parzialmente ostruito il passaggio, ora possibile a senso unico alternato. Più grave il problema della nuovissima piazza della Trinità: «C’è stato uno scivolamento di terra, probabilmente causato da infiltrazioni d’acqua - segnala il sindaco Giancarlo Vidotto - Ora nell’asfalto della piazza si sono aperte crepe, e si è affossato un tratto del marciapiede verso valle, che abbiamo transennato». Durissimo il colpo anche nell’Alto Astigiano: la viabilità è quasi completamente ristabilita, ma i danni sono ingenti. Ancora chiusa - e non si sa ancora per quanto tempo - risulta la provinciale che collega Castelnuovo a Berzano. Qui, in frazione Bardella ha ceduto un consistente tratto di strada e ha ceduto un muro a lato della strada. «Difficile capire quando potrà essere di nuovo percorribile in quanto il danno è davvero notevole – considera il vigile berzanese Daniele Uberto – Invece, è già libera dalle frane e quindi ripercorribile la Berzano-Albugnano, così come la Castelnuovo-Albugnano. In questi casi le carreggiate erano state ostruite da frane, ma la pavimentazione, per fortuna, non ha riportato cedimenti». Situazione sotto controllo a Moncucco, dove il danno più ingente si è registrato in strada Pogliano. «In un breve tratto, siamo stato costretti a restringere la carreggiata in quanto su un lato ha ceduto – testimonia il vigile Severino Vinassa – Abbiamo poi registrato altri piccoli danni, ma direi che sono abbastanza limitati rispetto a quanto capitato nei dintorni». A Castelnuovo, forse il centro più colpito, il sindaco ha richiesto lo stato di calamità: «I danni a strade, edifici pubblici e privati, sono davvero tanti – accenna Giorgio Musso – Al momento stiamo ancora facendo sopralluoghi e non avremo una stima completa della situazione e dei costi prima di fine settimana». Intanto in pianura, mentre i campi riassorbono a fatica l’acqua, Santena lamenta danni alla passeggiata del parco golenale lungo il torrente Banna: a piena dei giorni scorsi ha divelto parte dello steccato e “arato” il sentiero. La ringhiera di legno è fortemente piegata in corrispondenza dell’ansa del torrente, dove l’acqua arriva con più forza. Il danno forse meno vistoso ma più grave è sul sentiero. In molti tratti è stato portato via lo strato superficiale di ghiaia e quello sottostante di “terreno stabilizzato”, cioè terra mista a cemento. In due punti è arrivato fino al “tessuto non tessuto” che si trova sotto questi due strati: teloni collocati per render più stabili gli strati superiori della passeggiata. «E’ un danno notevole: bisognerà rifare gran parte del sentiero », commenta il capocantiere dell’impresa torinese Tecnoverde, che l’ha costruito e sta piazzando gli ultimi cestini dei rifiuti. Se infatti la passeggiata bassa è rovinata, sulla via centrale è finito l’arredo dell’ingresso. Pavimentazione in blocchetti di porfido, alcune panchine, una sorta di gazebo scoperto in acciaio, lampioni, una fontanella, in arrivo a giorni. Con questi lavori, se ora non ci fossero da riparare i danni, sarebbe stata conclusa un’opera ideata cinque anni fa e costata 200.000 euro.