23 dicembre 2011

Smantellata l’Unione dei paesi

Bossi liquiderà l’ente vendendo le proprietà. Dipendenti in mobilità, ma con buone prospettive
Cinque chiodi nella bara dell’unione Collina Torinese, che chiude per sfuggire alla bancarotta. Sono le delibere di recesso di metà dei dieci Comuni che la compongono: Moriondo, Andezeno e Marentino le hanno già formalizzate, altre arriveranno entro la fine dell’anno.A norma di statuto, innescheranno gli ultimi atti dell’ente sorto nel gennaio 2001. «A questo punto il Consiglio dell’Unione delibererà lo scioglimento- spiega il presidente dell’esecutivoSergio Bossi, sindaco di Pavarolo - Io diventerò il commissario liquidatore,  e avrò sei mesi di tempo per vendere le proprietà».
Non si tratta di grandi cose:  le auto dei vigili urbani e della protezione civile, la tensostruttura per le feste, arredi d’ufficio e computer. La sede di via Valle
Balbiana 20, in affitto, tornerà al Comune di Pino Torinese. Fino a giugno i quattro dipendenti resteranno in mobilità: «Per loro ci sono però buone prospettive - annuncia Bossi - Il vigile urbano Valeria Bargetto probabilmente verrà assunta con una convenzione tra i sette dei nostri Comuni che non hanno polizia
municipale». Le tre impiegate hanno concrete possibilità di accasarsi in enti pubblici, tra il Chierese e Torino.
Lo scioglimento dell’Unione è causato da due eventi: il primo è il taglio dei contributi da parte della Regione che, dopo aver ridotto negli anni i suoi versamenti, nel 2012 non erogherà fondi. A ciò si somma la “legge
d’agosto" numero 148, che impone ai Comuni sotto i 5.000 abitanti di unirsi per gestire tutte o parte delle sei “funzioni fondamentali” (amministrazione, polizia locale, istruzione, viabilità, gestione del territorio,  socioassistenziale). Dopo undici anni d’attività, perciò, l’Unione collinare giunge al capolinea. «E’ una perdita
grave - commenta Bossi - Al di là dei servizi che venivano erogati, l’unione era la voce del Chierese. In sua assenza, temo che rapidamente scomparirà questa idea di territorio omogeneo che avevamo costruito con così tanta fatica». Da Baldissero è sulla stessa linea il sindaco Carlo Corinto: «Dall’unione abbiamo avuto un
grosso aiuto per erogare servizi. Ricordo lo sportello energetico, nostro fiore all’occhiello, ma anche il servizio di polizia municipale, la lotta alla zanzara tigre, e le manutenzioni come la pulizia delle rive o la rimozione della neve». In tema di neve, però, proprio lei era stato protagonista di una polemica, a proposito del costo del sale da spargere sulle strade. Sosteneva che all’Unione facevano un prezzo più salato rispetto
a quello del singolo Comune: «Lo ricordo. Ma rammento anche che si trattò di un errore negli  approvvigionamenti, non più ripetuto negli anni successivi». All’immaginario funerale dell’unione, comunque, non tutti i Comuni piangeranno con uguale intensità. «E’ un’esperienza che ha compiuto il suo percorso -
commenta da Pino Torinese l’ex sindaco Antonio Pecorari - Nei primi anni sono arrivati benefici per tutti quando, presentandoci come unione, abbiamo ottenuto fondi regionali che come singoli Comuni sarebbe stato più difficile ricevere. Ma negli ultimi tempi, ad avvantaggiarsi dell’unione sono stati soprattutto i centri
più piccoli». E’ un’affermazione confermata da Moriondo, dall’ex sindaco Giovanni Vergnano: «Non solo
per quanto riguarda i servizi,ma per la possibilità di confrontarsi tra sindaci su problemi comuni. La pecca è stata quella di non avere osato di più». In che senso? «Per esempio non avendo creato un polo scolastico
dell’Unione, pur essendo palesi le difficoltà di spazio che hanno i nostri paesi in generale, e Andezeno con la scuola media in particolare ». Traccia un bilancio critico anche Giancarlo Vidotto che pure, in veste di ex sindaco di uno dei centri più piccoli, s’è trovato nei panni di chi più aveva da “guadagnare" dall’appartenenza all’ente. «Ma in realtà ci siamo trovati in una unione a due velocità: da un lato i tre Comuni maggiori (Pino, Baldissero e Pecetto), autosufficienti su quasi tutti i fronti, e dall’altro noi “piccoli". Proprio questa differenza non ha reso possibili servizi che invece ci avrebbero avvantaggiati». Quali? «Per esempio l’unificazione
degli uffici tecnici, oppure una gestione unitaria degli appalti per manutenzioni o approvvigionamenti pubblici...».
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 23 dicembre 2011