«Sono metodi più creativi, però...»
"Al mattino nello zainetto metto solo il diario, il portapenne e questo». Elisa porge una busta imbottita color
rosa shocking: contiene un notebook. Glielo ha dato la scuola, l’istituto professionale “Giulio” di via Bidone,
a Torino. Perché Elisa Cegliese ogni giorno parte da casa, a Pavarolo, per entrare nell’aula della 2ª G a indirizzo sociale.
Che è la prima di 28 classi piemontesi, dalle elementari alle superiori, coinvolte nel progetto regionale “One to one computing”. Tradotto: andare a scuola senza libri e quaderni. Ogni studente dispone di un proprio computer, che serve a tutto: studiare, fare i compiti, prendere appunti. L’obiettivo: sperimentare un nuovo modo di apprendere basato su competenze digitali, diventate un elemento indispensabile della cultura di base. La sedicenne pavarolese è una cavia: l’esperienza dei ragazzi come lei servirà a capire se è davvero questa la scuola del futuro: senza carta. La questione non è soltanto materiale: usare la carta, toccarla, sottolinearla, annotare a margine, sparpagliare fogli sul letto, aprire il dizionario
di fianco al testo da tradurre... tutto questo non sono soltanto gesti. Sono strumenti di apprendimento che
corrispondono a meccanismi della mente umana. Abolire la carta significa incidere sulle modalità con
cui si forma la personalità. Diventerà migliore? Peggiorerà? Sarà semplicemente diversa?
Elisa ha 16 anni. Abita in via Casorati 37 col papà Angelo, autotrasportatore, la mamma Fabiola Zambello, casalinga, e il fratello Alessio,studente. Il suo obiettivo è diventare insegnante in un asilo nido.
Apre la busta rosa shocking ed ecco il notebook che deve custodire in prestito per due anni. Glielo hanno equipaggiato con software didattico, si collega a internet col sistema wireless, è in grado di interagire con i computer di insegnanti e compagni. Ma i libri sono davvero scomparsi? Com’è possibile imparare?
«Per certi versi, direi che i libri ce li facciamo noi - risponde la ragazza - L’argomento di ogni lezione è indicato dall’insegnante. Lavorando in gruppo, noi cerchiamo su internet informazioni in materia e le trasformiamo in sintesi e in schemi». Ma cercare le fonti on line è rischioso: un libro di testo è affidabile, i siti internet invece... «Talvolta è l’insegnante a indicarci quali siti consultare, altre volte decidiamo noi, e allora quasi sempre usiamo l’enciclopedia Wikipedia. Poi i gruppi confrontano i loro elaborati e se ne ricava la sintesi definitiva, quella da studiare». Dunque un approccio più creativo, quasi da ricercatore, rispetto al libro che offre un sapere preconfezionato. Tu e i tuoi compagni come vi trovate? «Stiamo toccando con mano
che sulla Rete non si è sicuri di niente e che non ci sono strumenti infallibili per distinguere quello che è buono
da quello che non lo è. In questo ci aiutano gli insegnanti, sia seguendo le nostre ricerche sia fornendoci materiale o indirizzandoci su siti attendibili ». E se qualcuno vuole approfondire? «Ovviamente può farlo, sia su internet sia sui libri tradizionali, che all’inizio dell’anno abbiamo comunque comperato. Però li usiamo poco ».
Tutti i contenuti vengono copiati su una chiavetta, perché i computer in dotazione ai ragazzi sono configurati
in modo da “ripulirsi” nel momento in cui vengono spenti. «Se qualcuno se ne dimentica, può farsi ridare il materiale da un compagno, oppure recuperarlo dal computer che funziona da server per la classe e che è
usato dagli insegnanti - specifica la studentessa - Inoltre, ti puoi scaricare man mano i testi sul computer di casa».
Il progetto didattico coinvolge tutte le discipline tranne chimica e psicologia, che vengono insegnate con i metodi tradizionali. Ma se è facile pensare a un apprendimento “via computer” per le discipline umanistiche, che cosa accade per le materie scientifiche: la matematica, per esempio? «Viene spiegata normalmente e noi prendiamo appunti su carta. Se poi qualcuno non capisce qualche passaggio, l’insegnante rispiega. E, volendo, a casa c’è sempre il libro». Oltre al notebook personale, l’altro strumento didattico fondamentale è la pagina che la 2ª G possiede sul sito internet dell’istituto. Qui vengono pubblicati i “post” che raccontano le attività, una biblioteca (per ora minima) di libri e audiolibri. Ma soprattutto ci sono varie sezioni, materia per materia, dove gli insegnanti assegnano i compiti o forniscono materiale integrativo per lo studio. Vi siete trasformati in “classe digitale” da poco più di tre mesi. Ti sei già fatta un’idea sui lati positivi di questo esperimento? «Rispetto alle lezioni tradizionali, siamo più coinvolti. E stiamo prendendo confidenza con uno strumento che, altrimenti, alla nostra età serve in prevalenza per lo svago - elenca Elisa - E’ un sistema di imparare più divertente rispetto alle lezioni normali. Nell’insieme è anche più interessante. E lo zaino pesa meno...». I lati negativi? «Lo schermo del nostro computer è piccolo, non vedi il testo tutto insieme: sia per studiare sia nelle verifiche non mi trovo troppo bene». L’hai detto tu: alla vostra età il computer è in prevalenza uno svago. I notebook della scuola non rischiano di essere strumenti di distrazione? «L’accesso ai social network è bloccato - spiega Elisa - Però, qualche volta c’è chi gioca, o che ascolta la musica... ».
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 20 gennaio 2012