Fondi regionali tagliati: in 4 senza lavoro
L’Unione Collina Torinese chiude per evitare la bancarotta. I suoi quattro dipendenti andranno in mobilità, e dovranno trovare posto in altre amministrazioni pubbliche. A essere colpiti sono soprattutto i Comuni più piccoli: perderanno grandi e piccoli servizi, dai vigili urbani al palatenda per ospitare le feste patronali.
La decisione è stata presa martedì dai sindaci dei dieci Comuni: «Quest’anno la Regione ha ridotto del 60 % il suo contributo - accusa il presidente dell’Unione e sindaco pavarolese Sergio Bossi - Per chiudere in pareggio il bilancioconsuntivo 2011 abbiamo dovuto dar fondo agli avanzi d’amministrazione.
Ma nel 2012 la Regione non darà fondi: per noi significa tirare giù la saracinesca ».
Perciò, il Consiglio dell’Unione formalizzerà lo scioglimento dell’ente, sorto nel gennaio 2001: dovrà essere ratificato dai Consigli comunali di Andezeno,Arignano,Moriondo, Pavarolo, Pecetto, Pino Torinese, Baldissero, Marentino, Montaldo e Sciolze. Bossi diventerà liquidatore: avrà fino al 30 giugno, per chiudere
le pratiche in sospeso e vendere le proprietà dell’Unione. Non sono molte in realtà, dato che la sede di via Valle Balbiana 20 è in affitto, di proprietà del Comune di Pino. «Abbiamo due automobili: la Grande Punto dei vigili urbani e una Panda 4x4 della Protezione civile - elenca Bossi - Poi ci sono il gazebo per le feste, mobili, computer e poco altro». Incerto è soprattutto il destino dei quattro dipendenti: un vigile urbano e tre impiegati. Collocati in mobilità, dovranno affiancare l’esecutivo dell’Unione nelle procedure di chiusura dell’ente, con la speranza nel frattempo di trovare posto in altre amministrazioni pubbliche. L’Unione gioca d’anticipo,ma il suo destino è già scritto all’articolo 16 della legge 148 promulgata lo scorso agosto: «Impone ai Comuni sotto i mille abitanti di creare unioni per gestire le sei “funzioni fondamentali”, cioè amministrazione,polizia locale, istruzione, viabilità, gestione del territorio, socioassistenziale - spiega Bossi - Quindi l’Unione sarebbe destinata a perdere a breve Montaldo e Moriondo (sotto i mille residenti)».
Ma non è tutto, perché anche i Comuni da 1.000 a 5.000 abitanti dovranno associarsi, pur se con una diversa tempistica. Resta fuori solo Pino Torinese. «Se consideriamo che la Regione ha tagliato da 200.000 a 40.000 euro il suo contributo, voler andare comunque avanti avrebbe comportato maggiori spese per i
Comuni ancora in Unione, in proporzione al numero di abitanti - commenta Andrea Biglia, sindaco di Pino Torinese - Per noi avrebbe significato accollarci il 35% delle maggiori spese, senza avere in cambio dei servizi: perché nell’Unione, così com’è concepita, ad avvantaggiarsi sono soprattutto i Comuni piccoli».
Lo conferma Gianluigi Cochis, sindaco di Marentino: «Nell’Unione abbiamo creduto sin dall’istituzione.
Sia per i servizi che offriva (vigili urbani, verifica delle pratiche edilizie, piano di protezione civile, appalti, gazebo perle feste patronali) sia perché rendeva evidente una realtà, quella della collina chierese, che ora rischia di perdere i suoi connotati». Senza l’Unione collinare, i piccoli Comuni avranno maggiori spese? «Probabilmente sì. Di sicuro avranno meno servizi - risponde Bossi - Si torneranno a gestire in proprio appalti che in precedenza erano stipulati in chiave consortile: quello per la rimozione della neve, per citare un esempio di stagione. Inoltre non ci saranno più agevolazioni come il gazebo per le feste: ciò significa che le pro loco dovranno spendere 3-4000 euro ogni volta, per affittarne uno». E’ inoltre incerto il destino dei progetti ai quali i dieci Comuni aderivano come Unione: in particolare le “Strade di colori e sapori” e la “Strada reale dei vini torinesi”.
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 2 dicembre 2011
