Il “Ritratto della sorella Elvira”, dipinto nel 1925 da Felice Casorati, resterà ancora per un anno in deposito alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. E’ infatti slittata a fine 2012 la causa che oppone Francesco Casorati,
78 anni, figlio ed erede del pittore (assistito dagli avvocati Lorena Iannuzzi e Cristina Rey) ad Annamaria Paravidino (patrocinata dagli avvocati Jenny Castelli e Felicetta Oddono). L’opera venne rubata nella
notte tra il 22 e il 23 gennaio 1963 dalla celebre “casetta bianca” che l’artista possedeva in via Maestra, a Pavarolo. Fu ritrovata il 24 gennaio 2007 dai carabinieri a Milano in casa Paravidino. In un primo tempo il dipinto, del valore di circa 800.000 euro, viene restituito a Casorati. Poi la Paravidino intenta una causa, sostenendo di essere entrata in possesso dell’opera in piena buona fede; di averla ricevuta in dono dai genitori, che a loro volta l’avevano acquistata da un antiquario genovese oggi defunto.
Il Tribunale di Torino dispone che la tela venga depositata alla Gam, in attesa della sentenza. «L’udienza era prevista a fine dicembre - spiega l’avvocato Castelli - La causa, però, insieme ad altre è passata a un diverso magistrato: ne riparleremo a fine anno». La notizia di un ennesimo rinvio dispiace a Casorati, che a quella tela raffigurante una sua zia è legato da particolari ragioni affettive. Pur avendola esposte in prestigiose mostre internazionali,
suo padre non aveva mai voluto venderla. «Sono perciò convinto che mi debba essere restituita», afferma Casorati.
E l’avvocato Iannuzzi ricorda quello che potrebbe essere il nodo della vicenda: «Per quarant’anni nessuno ha fatto vedere o ha esposto un’opera che è una tappa fondamentale nella pittura del Novecento. Se davvero i
Paravidino fossero stati convinti che l’acquisto era regolare, esporre la ”Sorella” non avrebbe fatto altro che aumentarne il valore».
Corriere di Chieri, 13 gennaio 2012
