Nella sua “Riflessione” (Corriere del 27 maggio), Federico Feyles invitava il neo sindaco di Cambiano, l’ingegner Giancarlo Michellone, ad assumere anche il ruolo di “Sindaco del Chierese” con l’obiettivo di mettere a punto un serio e credibile piano di sviluppo economico territoriale di cui abbiamo tanto bisogno. Michellone ha competenze ed esperienze da vendere. Nel corso della sua lunga carriera professionale si è messo in luce anche a livello internazionale. Quella riflessione, però, anticipa quanto la recente e “brancaleonesca” manovra economica varata dal governo riguardo i tagli alla politica con la riduzione, non l’abolizione, delle Province e l’accorpamento dei piccoli Comuni. Ma, per rendere ancora più frizzantina quella tesi metterei in pratica anche qualche concetto del “Lean Thinking” (pensiero snello), prendendolo in prestito dal mondo della produzione industriale più avanzato: quello che fa i fatti assicurando prodotti e servizi efficienti, crescita, sviluppo e fiducia nel domani per coloro che ne sono attivi protagonisti. Obiettivo “Lean”: molto semplicemente concentrarsi sul valore delle cose e delle azioni che si compiono eliminando tutti gli sprechi. In quest’ottica quale è il valore in gioco del “Chierese”? Cominciamo con dati di fatto. Un territorio frazionato fra i 25-30 Comuni appartenenti a due Province, Torino e Asti. Una popolazione di circa 100 mila abitanti. E’ utile e necessaria questa medievale frammentazione amministrativa alla quale aggiungere tre comunità collinari, l’Alto Astigiano (castelnovese), parte del Pianalto (villanovese) e l’Unione della Collina di Torino? Più nel dettaglio, vediamo cos’è l’Unione della Collina Torinese, per non parlare delle altre 2 Comunità collinari che presentano dati forse ancora più curiosi. All’Unione fanno capo una decina di Comuni, da Pecetto a Moriondo passando per Pino, Baldissero e Pavarolo. Una popolazione di 25 mila abitanti, il Comune di Chieri da solo ne conta 36 mila. Moriondo, Mombello, Montaldo sono sotto i mille abitanti,
i restanti, ad eccezione di Pino T.se, non ne raggiungono 5 mila. Eppure, tutti questi paesi hanno un municipio,
un sindaco, degli assessori, dei consiglieri. Tutti hanno strutture burocratiche che, nonostante la buona volontà dei singoli amministratori e dipendenti, non sempre riescono a funzionare in modo efficace per i loro cittadini. Ogni Comune ha un proprio “Piano di sviluppo edilizio e urbanistico” che prevede insediamenti industriali, artigianali e urbani che consuma territorio in maniera indiscriminata e non sempre efficiente. Gli introiti
derivanti da questi piani di sviluppo, gli oneri di urbanizzazione, quasi sempre servono a finanziare la spesa
corrente e pochissimo gli investimenti. Tutto quanto descritto rappresenta un costo non indifferente che, nella
visione “Lean”, è chiamato spreco. La proposta provocatoria è dunque di superare la proposta del governo: raggruppando tutte queste realtà in un unico Comune, quello del Chierese, eliminando tutto il superfluo, riorganizzando il sistema a tutto vantaggio del cittadino e delle sue tasche. Attenzione: riorganizzando!
Se questi possono essere presupposti percorribili, allora accanto al sindaco Giancarlo Michellone propongo
la candidatura dell’amico Federico Feyles come assessore all’economia e all’organizzazione del nuovo super Comune del Chierese.
Gianfranco Ghignone (Pavarolo)
da "Lettere e Opinioni", Coriere di Chieri, 2 settembre 2011