ALLE ELEZIONI DEL 2014 DOVRÀ CEDERE LA FASCIA DI SINDACO
«Credo che me ne andrò via portandomi appresso qualche “sagrìn”». I “sagrìn”, le preoccupazioni,
sono evidenti nell’ingombro ufficio di Sergio Bossi, dal 2004 sindaco di Pavarolo. Ci sono i quadri vincitori di una Biennale ora sul binario morto, il piano di protezione civile partorito da un’Unione Collinare che non c’è più, i progetti del polo scolastico cancellato dall’aumento dei costi e dal patto di stabilità...
In primavera Pavarolo dovrà scegliersi un altro sindaco, perché la legge vieta di indossare la fascia tricolore tre volte di seguito. Ma Bossi si farà da parte o magari eminenza grigia del successore? «Devo ancora decidere. Non è escluso che mi candidi con la lista dell’attuale maggioranza, per dare una mano. Potrei anche dedicarmi a tempo pieno al “mestiere” di nonno».
Tra i suoi sagrìn, quali riguardano progetti che si pensava di condurre in porto?
Il polo scolastico al primo posto. Ce l’avevamo quasi fatta: materna ed elementare a lato del campo sportivo, in una struttura nuovissima. Ma i costi sono lievitati rispetto alle previsioni (sarebbero occorse fondazioni palificate profonde 15-20 metri) e il patto di stabilità ci ha impedito di investire. E’ un peccato, perché avremmo potuto farcela. C’è poi la “porta di Pavarolo”.
Vero: la rotonda all’ingresso del paese, per sanare l’incrocio pericoloso all’altezza del cimitero e indicare la vicinanza del centro storico cui si sarebbe arrivati con un nuovo marciapiede. Il presidente della Provincia Antonio Saitta aveva promesso la priorità all’opera, ma anche lì... Nel frattempo, però, dal progetto redatto da noi che costava 55.000 euro si è passati a quello della Provincia di 300.000 euro. Ovviamente, più le cifre salgono e meno c’è possibilità di aprire il cantiere.
Tra le opere rimaste parole, c’è la rotonda sulla strada della Rezza per mettere al sicuro gli accessi a Pavarolo e Montaldo:
lei aveva presentato una bozza di progetto, con corsie di raccolta per gli accessi laterali.
Qui sono ancora ottimista: la Rezza è una strada pericolosa, ma la situazione è migliorata con le recenti riasfaltature che hanno dato giusta pendenza alle curve. Non credo che Regione e Governo abbiano rinunciato a finanziare la tangenziale Est: a breve dovrebbe esserci un incontro. Quando verrà costruita si realizzeranno anche opere per un più sicuro accesso ai nostri paesi. E poi c’è la biennale di pittura “Casorati”. Mi ostino a non darla per morta, anche se l’ultima edizione è del
2010. Può cambiare, coinvolgere altri Comuni (quelli della nostra Unione e Riva, per esempio). Al momento non possiamo fare previsioni: diciamo che la Biennale è viva, ma in stand-by. Per farla rinascere servono 40.000 euro. A fronte delle opere rimaste sulla carta, ce ne sono altre che non prevedeva nel suo programma elettorale del 2009 e invece vedranno la luce entro fine mandato?
La ristrutturazione della scalinata del campanile, la sistemazione del campo sportivo e di via Tetti Fantini, l’acquisto dalla disciolta Unione Collinare del tendone per spettacoli e altro. L’Unione della Collina Torinese è un altro dei suoi sagrin: lei
l’ha vista nascere, l’ha presieduta e ora ne è l’esecutore testamentario, come responsabile della liquidazione dopo lo scioglimento a fine 2012. A ben pensarci, non avremmo dovuto chiuderla, ma sembrava inevitabile: la Regione aveva chiuso i finanziamenti e i Comuni non potevano sostenerla da soli. Adesso, però, dovete sostituirla con qualcosa di simile, visto che
la legge obbliga i piccoli paesi a gestire i servizi in forma associata. Già. Noi abbiamo trovato un’intesa con Arignano, Montaldo, Marentino e Mombello. A meno che non cambi qualcosa, per i piccoli Comuni, non vedo altra via.
Anche perché, sul piano della rappresentatività, sono tramontati sia quell’Unione collinare in cui lei ha sempre creduto molto, sia il ruolo di Chieri come “locomotiva del Chierese”, evidente all’epoca dell’amministrazione Gay e scomparsa con Lancione.
Aggiungiamo anche questo all’elenco dei miei “sagrin”. Noi del Chierese possiamo farci sentire solo se stiamo insieme. Altrimenti
saremo sempre una zona di confine, tra la metropoli e l’Astigiano. Tentativi di dare identità al territorio ce ne sono stati anche altri, peraltro con scarso esito: “Strade di colori e sapori”, per esempio.
E’ una iniziativa che non è morta del tutto: per noi la sta seguendo Cochis, il sindaco di Marentino. Ma sono nozze coi fichi secchi, dato che mancano i soldi. Noi, per esempio, abbiamo acquistato e piazzato un tabellone su cui loro avrebbero dovuto applicare la mappa del paese: è ancora lì che aspetta. Per non lasciarlo vuoto ci abbiamo appeso sopra l’ultima edizione del nostro giornalino comunale. Parliamo della “squadra“ che l’ha affiancata in questi anni.
Direi che mi hanno aiutato molto i consiglieri di maggioranza, e gli assessori in particolare. Però, l’assessore Enrico Aliberti e il consigliere Giancarlo Bourlot sono stati molto critici sulla variante di Villa Enrichetta, costringendo alla modifica
del progetto iniziale.
Penso che sia stata una critica costruttiva. E poi non ne faccio una questione personale: non se la sono presa con me, ma hanno chiesto una riflessione su un progetto approvato dal Consiglio. E che dire allora di Eleonora Benvenuto? Era una delle sue collaboratrici più strette, un assessore, e ha clamorosamente abbandonato la maggioranza.
Il suo è stato un atteggiamento che continuo a non capire. Anche perché ho sempre detto che in un Comune come il nostro non ci devono essere maggioranza e minoranza, ma si deve lavorare tutti insieme.
Quando scadrà il mandato, lei avrà trascorso dieci anni alla guida del Comune. In questo periodo come ha visto cambiare Pavarolo?
Sono arrivato che il paese aveva meno di mille abitanti, ora ci sono 200 persone in più: in prevalenza famiglie giovani.
Col rischio di fare di Pavarolo un paese dormitorio?
Direi di no: certo quasi tutti lavorano fuori, ma è gente che poi vedi la domenica a messa o alle feste del paese. Segni di vivacità ce ne sono: la nuova pro loco, per esempio, costituita in prevalenza da giovani.
Ormai sono pochi i mesi che la separano dalla fine del mandato. Ha individuato un suo potenziale successore?
Se i pavarolesi lo voteranno, è già adesso in Comune. Nessun nome, per ora: dico solo che potrebbe anche essere anche un giovane,
ma ovviamente il candidato sarà deciso insieme. Teniamo inoltre conto che alle prossime elezioni l’Unione “Lago e collina” sarà già operativa e che il sindaco di Pavarolo farà parte del direttivo. Quindi sarà chiamato ad un ruolo differente dal mio.
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 4 ottobre 2013
