17 giugno 2011

In cerca dell’autentica purin-a

Esperimento a Pavarolo. Scopo: diffondere la susina

Definire una volta per tutte quale sia l’autentica brigna purin-a, la susina grande quanto una grossa oliva che è tipica di Pavarolo, in modo da poterne iniziare la riproduzione e diffonderne la coltivazione.
E’ questo l’obiettivo del “campo catalogo” che sta sorgendo a Tetti Aprà, su un terreno di proprietà comunale. Responsabile dell’iniziativa è il consigliere Giancarlo Bourlot, agronomo, con l’appoggio di Facolt di Pecetto (l’associazione dei frutticoltori della collina torinese) e della facoltà di Agraria dell’Università di Torino.
«Al momento abbiamo in vivaio una cinquantina di piante - segnala Bourlot - Con gli impianti di quest’autunno contiamo di arrivare a 200. Avremo da un minimo di 2-3 a un massimo di 4-5 piante per ogni varietà».
A Tetti Aprà matureranno perciò susine di ogni tipo: «Punteremo in particolare sulle piante che producono frutti piccoli, come i ramassin in generale e la purin-a in particolare ». In realtà,si potrebbe anche
scoprire che le purin-e sono due: quella “di San Luigi” (che si festeggia il 21 giugno), leggermente più precoce, e la “San Giovanni” (festa il 24 giugno) leggermente più tardiva. Quali sono le caratteristiche di questa susina? «E’ precoce, rustica (è purin-a, cioè pura, perché non richiede trattamenti), ben conservabile, di pezzatura leggermente superiore rispetto al ramassin classico, profumata e di buon sapore ». Quando l’impianto sarà
completo, è intenzione del Comune trovare un agricoltore che ne assuma la gestione: «La Facolt, invece, fornirebbe l’assistenza tecnica in tema di potatura, difesa, fertilizzazioni. Con le piante in produzione la
facoltà di Agraria potrebbe intervenire per la tipizzazione (un progetto coordinato dalla prof. Giovanna Giacalone), in modo da capire anche quale sia la vera purin-a». Il “campo catalogo” potrebbe inoltre avere un interesse più ampio, ed entrare in uno studio che la Regione sta effettuando per il miglioramento delle drupacee (ciliegio, susino, albicocco, pesco). Per avere la ”certezza certa” sull’identità della purin-a occorrerà perciò attendere almeno  4-5 anni. Nel frattempo i coltivatori oggi in attività continueranno a vendere le loro susine, che forse sono purin-e autentiche oppure parenti, nella grande famiglia dei ramassin. Fare ordine in chiave sistematica, peraltro, è tutt’altro che semplice: i ramassin (o dërmassin) probabilmente arrivarono in Europa al tempo delle invasioni saracene, o forse viaggiarono con i crociati al rientro dalla Terra Santa.
In Piemonte la diffusione della coltura avvenne inizialmente ad opera di frati Benedettini provenienti dalla Francia, nelle zone collinari del torinese e del chierese che, dunque, sono quelle con la più antica tradizione.
Quando si avrà la purin-a ”certificata”, in che modo la si potrà riprodurre? «E’ un incarico che si potrebbe affidare al vivaio albese Vivalb, che collabora con la Regione proprio sul fronte della tutela delle antiche varietà», ipotizza Bourlot. Si profilano dunque tempi lunghi: prima di avere una pianta in produzione nel frutteto di casa, perciò, per acquistare brigne purin-e ragionevolmente “doc” si dovrà attendere a fine giugno la sagra che si terrà sulla piazza di San Defendente.

Corriere di Chieri, 17 giugno 2011