Airali perde identità, con ville a schiera al posto delle cascine
«Abbiamo a disposizione ancora due unità abitative. La prima è su due livelli di 81 metri quadri ciascuno, più interrati box doppio, cantina, tavernetta e bagno lavanderia: costa 335.000 euro. La seconda è più piccola: circa 130 metri quadrati su due livelli, più la parte interrata come l’altra, e costa 285.000 euro. Quando le fa comodo possiamo fissare una visita in
cantiere».
Potremmo chiudere qui, per raccontare la storia di Airali.
Con la voce gentile dell’addetto di un’agenzia immobiliare.Che racconta come l’ennesima, grande cascina sia stata venduta, smembrata e trasformata in una villetta a schiera. E quella che era la grande aia ora èdivisa in tanti fazzolettini, da recintare con siepi di lauroceraso e tappezzare con prati simili a campi da golf.
Dov’è finita, Airali? Che fine ha fatto la frazione di campagna, appollaiata sulla collina che guarda verso Pavarolo?
La domanda è più che lecita.Perché se si percorre la via centrale, viene da chiedersi dove si sia capitati. Villette tutte uguali al posto delle vecchie cascine, e la strada asfaltata di fresco: sembra un quartiere costruito da poco, senza storia.
E invece la storia si affaccia dai muri. Con la lapide che ricorda come “In questa casa nacque Paolo Viarizzo, soldato del 22° Fanteria, che facendo scudo al suo Colonnello periva eroicamente sul campo di battaglia di Derna il 24 novembre 1911”.Oppure con le lapidi che ornano la facciata della chiesa: se si osserva bene quella dedicata ai Caduti, si noterà che è ornata da un fascio littorio, dal quale è poi stata scalpellata via la lama della scure. «L’altro giorno ho rotto un piatto
- interviene Margherita Gilardi, anziana airalese - Mio figlio mi ha guardata, ma io gli ho detto: “Tranquillo, che ci sono più piatti in casa che airalesi ad Airali”».
Perché degli “airalesi d’Airali” si sta perdendo la razza: «Chi aveva un po’ di terra l’ha lasciata, chi aveva una cascina l’ha venduta per farne villette. Così è arrivata gente da via, famiglie poco numerose, che in paese non si conoscono ».
E pure i punti d’incontro sono quelli di sempre: una sala per gli anziani, alla parrocchia, e il ristorante “La Vigna” affacciato sulla strada principale.Abbandonato e coperto di ghiaia, invece, il campo da bocce. Don Pierantonio Garbiglia,
parroco di Andezeno e Montaldo, ha ereditato dall’ex parroco di Montaldo anche la cappellania di Airali. E la chiesa sta tornandoun punto di riferimento: «Celebro alle 18,30 del sabato la messa prefestiva - dichiara - La chiesa è sempre piena. Per il momento di più non si può fare, data la carenza di preti. Però ripristineremo le feste tradizionali: quella del Ringraziamento il 5 dicembre, la festa patronale di San Pietro il 1° agosto. Per Natale non so ancora: spero di trovare un sacerdote disponibile».
Un sacerdote, in realtà, ci sarebbe: è don Gabriele Pantarotto, l’ex parroco di Andezeno, che ha ristrutturato e ora abita l’ex canonica. Don Pantarotto ha retto per 20 anni la parrocchia andezenese ma, nel maggio 2007, aveva subito una pesante contestazioneda parte di un gruppo di parrocchiani. In occasione della visita pastorale dell’arcivescovo Severino Poletto erano comparsi striscioni di protesta, a margine della vicenda del giovane Stefano Cagliero, morto suicida con una vecchia rivoltella trovata in parrocchia. Tra essi si ricorda quello con la citazione evangelica “Fuori i mercanti dal tempio. Gv 2, 13- 16”. Il sacerdote aveva poi lasciato il paese nel giugno 2008, destinato come cappellano all’ospedale torinese delle Molinette, e al suo posto era arrivato don Garbiglia.
Dato che è già sul posto, la messa di Mezzanotte non potrebbe celebrarla don Pantarotto? «E’ una domanda da rivolgere al vescovo », si defila diplomaticamente don Garbiglia. Lei, che pure è “di fuori”, è nato in campagna e dunque è in grado
di “capire”Airali: che ne pensa? «Penso che ci sia un forte senso di autonomia: chi è “di Airali” è di qui e basta. Alle famiglie storiche, che si conoscono tutte fra loro, si sta però aggiungendo chi compera casa qui perché desidera
vivere fuori dalla città. La sfida sarà capire come entrare in quelle case, come coinvolgere quelle persone ».
Un tentativo di contatto al passo con i tempi è stato fatto a partire dal novembre 2008, ma dopo un anno ha tirato i remi in barca: è il forum Internet “Noi di Airali” (http://airali.6forum.biz) che, pur avendo numerosi filoni d’interesse, ha chiuso i battenti per carenza di contatti.
«Invece noi qualche successo lo stiamo ottenendo - interviene Angelo Gilardi, del Gruppo sentieri chieresi - Organizziamo passeggiate a partire dall’ex scuola della frazione, trasformata dal Comune in centro didattico-naturalistico.
Non manca la partecipazione di famiglie airalesi, anche coppie giovani con bimbi piccoli». Certo è che se si potessero raccontare ai “nuovi” airalesi le storie e le tradizioni della frazione, da un lato non si perderebbero memorie importanti e dall’altrosi aiuterebbe a mettere radici. «Per esempio la storia della “cros dël cufluss” - ricorda Margherita Gilardi - Una volta il parroconon andava a prendere a casa il morto: lo si portava alla croce, e poi di lì si andava in corteo al vecchio cimitero». Quella croce c’è ancora: «Quando mio marito comprò il campo con la croce, domandò al parroco se la poteva rifare, dato che era di legno e tutta malandata. Ne fecero una di cemento, e venne benedetta. All’inizio degli anni ’80, ci trovammo con la croce tutta rotta. E mio marito disse: “Non ne faremo un’altra: ripariamo questa, perché è benedetta” ».
Dal 1958 la frazione ha un cimitero nuovo, che ha sostituito quello a destra della chiesa: i pochi resti recuperati dalle sepolture interrate sono stati traslati. «Però, quando vado a messa, penso che in quella terra si sono sciolte le ossa dei miei genitori, e dico lo stesso una preghiera», confessa Margherita Gilardi. Ma oggi, nel recinto sul quale è murata ancora qualche lapide, cui si accede da un vecchio cancello arrugginito sormontato da una croce, crescono floridi finocchi e cavoli.Com’è possibile che l’ex cimitero, adiacente alla chiesa e all’ex canonica, sia stato trasformato in un orto? «Bisogna domandarlo al vescovo... », risponde don Garbiglia.
Enrico Bassignana
Corriere di Chieri, 26 novembre 2010