11 maggio 2010

Saitta: «Lavoro e infrastrutture le priorità della Provincia»

Il riconfermato presidente fa il punto sul programma: «Alla Regione chiedo un patto per rimuovere i vincoli»
Torino inarrestabile laboratorio che sta digerendo la crisi dell’industria dell’auto, riproponendosi con poli d’eccellenza, aiuti alle imprese e piani di rientro per chi è rimasto spiazzato dal sisma dei mercati? Nuovi contenitori d’arte come Venaria e le regge sabaude, piani stradali e di riconversione delle aree industriali, idee per il 150˚ dell’Unità del Paese. Progetti innovativi per la promozione dei settori agroalimentare (Maestri del Gusto,Guida ai vini),turistico (turismo industriale) e alberghiero (marchio Yes! Torino quality for travellers), ma anche di supporto alla ricerca tecnologica delle Pmi attuati dalla Camera di commercio.
Quarta provincia per export e terza per fatturato.Torino e la sua provincia sono state una delle maggiori capitali mondiali del manifatturiero e dell’auto. Settori dalle rotte lunghe e periodicamente soggetti a crisi d’identità e rigenerazioni.
E poi parlano i numeri. In provincia di Torino sono attive 236mila imprese. Il Pil del Piemonte è attestato a 126,8 miliardi e quello di Torino a 66,8.Se la provincia di Torino si collocasse nella graduatoria mondiale degli Stati per Pil, occuperebbe la 58ª posizione, subito dopo la Repubblica Slovacca. E poi altri primati che fanno riflettere: l’export. Piemonte a 37,8 miliardi, Torino a 18,8. Ne parla Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino.
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«L’impegno dell’Amministrazione provinciale - spiega Saitta, da poco riconfermato nel suo mandato - vuole sfruttare tutte le peculiarità di un territorio ricco di storia, tradizioni, commerci e alta specializzazione industriale. Abbiamo 315 Comuni che fanno parte della Provincia, quarta per numero di abitanti, a grande vocazione turistica e agroalimentare, realtà su cui puntare per il rilancio del territorio. Ma l’impegno più importante della mia amministrazione sarà quello delle grandi infrastrutture, soprattutto stradali, come la Tangenziale Est, la Tav, tutto il tracciato di corso Marche, dove si spingerà la Torino futura. Si tratta di grandi riordinamenti urbanistici che porteranno ricchezza e investimenti sul territorio. Un dato significato dell’importanza di investire sul territorio è rappresentato dagli impieghi fino a oggi stanziati dalla Provincia e che toccheranno i 100 milioni. Ci sono poi vaste progettualità sul Canavese, sulle iniziative di realizzazione di nuove imprese, sulla formazione dei giovani e sull’orientamento al lavoro. Poi, le recenti iniziative che abbiamo adottato per pagare le aziende che lavorano per la Provincia, che si farà garante dei “crediti prosoluto” in modo che rivolgendosi alle banche convenzionate, queste potranno anticipare i pagamenti. Ancora, la trasformazione delle modalità a base di gara non più sul “massimo ribasso”, ma sulla “media mediata”».
Un patto di stabilità regionale per rimuovere almeno in parte i vincoli che gravano sulle Province, soprattutto relativi alle spese di investimento per lo sviluppo delle infrastrutture e del territorio: è la prima richiesta che il presidente Saitta ha rivolto ai vertici della Regione Piemonte appena insediati. Un dossier sintetizzato in venti punti per chiedere al neo governatore del Piemonte, Roberto Cota, la certezza nei trasferimenti e l’applicazione di un reale federalismo piemontese.
Che cosa vi aspettate allora? «La Regione - dice Saitta - costituisce da oltre 10 anni un esempio virtuoso sulla strada del federalismo e del decentramento istituzionale per la vastità delle materie trasferite alle Province. Su 34 materie complessivamente trasferite, ben 27 ci assegnano compiti, e questo processo ha rinnovato e riconosciuto il nostro ruolo e la nostra funzione. Ora, in coerenza con la legge delega sul federalismo fiscale e il nuovo disegno di legge sulle autonomie, ci aspettiamo che la Regione Piemonte si concentri sulla sua funzione legislativa delegando al livello territoriale, Provincia e Comuni, il governo di area vasta e quello di prossimità».
Lei ha la responsabilità di una Provincia ricca e fattiva, dove il lavoro di coordinamento tra i 315 comuni richiede un forte impegno.
«Per questo sono riuscito a mettere tutti intorno a un tavolo con un Piano territoriale di coordinamento. In pratica un nuovo strumento urbanistico che ha visto la firma di un accordo per limitare le aree di costruibilità e per un riordino
del già esistente in vista di uno sfruttamento paesaggistico e turistico del nostro territorio. Oggi occorre cambiare modelli che per troppi anni hanno devastato intere zone di grande valore».

Quindi?
«Occorre rivedere i paradigmi che fino a oggi hanno portato a questo sviluppo incontrollato pari all’intera area urbana di Torino, che ha invaso colline e pianure. È evidente che le aree libere non vanno più toccate e questo i Comuni lo
hanno capito».

Leggete l'articolo completo del "Giornale", martedi' 11 maggio 2010, Massimiliano Finzi.